Ultima modifica: 24 Marzo 2017

Tradizioni

Le nostre tradizioni, le nostre usanze, i modi di dire, sono le manifestazioni più evidenti e belle della nostra identità e, se vogliamo, della nostra “ischitanità”. Solo attraverso queste si può spiegare e far capire la storia di un’isola e dell’insularità dei suoi abitanti.

Antichi Mestieri Ischitani

In antichità ad Ischia esistevano vari mestieri strambi, i cui nomi ricordano solo le persone più anziane: “l’Ammolaforbece”, “A’Mpagliasegge”, “O ‘Cconciambrello”, “O ‘Cconcia Tiane”, il fundico del latte ed infine “Lo ‘Nzagnatore”.

A ‘Mpagliasegge

“A’ Mpagliasegge” portava con sè sempre molto materiale, paglia e legno che le sue mani intrecciavano con ammirevole abilità. Ogni volta che arrivava in un rione annunciava:

“A ‘Mpagliasegge! A’Mpagliasegge… T’à leve a sotto, e t’à dongo fresca e tosta!”

 

Ammolafruovece

Quando arrivava l’Ammuolafrovece tutti i bambini nel paese gli correvano dietro perchè era molto curioso. Egli, col suo carrettino, affilava coltelli e forbici.

Il fundico del latte

il fundico del latte consisteva nel fornire il latte ai neonati provenienti anche dal continente. Molte famiglie napoletane inviavano a Lacco Amreno i bambini bisognosi di essere allattati. La mortalità infantile in quei tempi era molto alta, ed era frequente che alcuni bambini morissero nel corso della prima nutrizione. Questi venivano ospitati da famiglie lacchesi.

 

O ‘Cconciambrello

O ‘Ccongiambrello negli anni ’50 aggiustava ombrelli e piatti rotti. Quando un piatto era rotto, faceva dei buchi nei cocci, che poi univa con del ferro filato e copriva con la scagliola.

‘Nzagnatore

Nel settecento l’arte dell ‘Nzagnatore accompagnava sempre quella clinica del medico. Essa consisteva nell’incidere la vena nel braccio del malato per cavare il sangue ai soggetti ipertesi.

Questa pratica se eseguita da mani inesperte dava luogo a svariati incidenti, che potevano anche portare alla morte per emoraggia del malato.

 

 

Detti e proverbi d’Ischia

L’isola d’Ischia è la terra dei sette dialetti, e perciò abbonda di proverbi dialettali molto curiosi e divertenti che non trovano nessun riscontro nel dialetto napoletano.

  • “U pesce fetente e ‘a ratiglia arrezzenuta” – Si dice di persone poco raccomandabili che diventano amiche solo per interesse.
  • ” Rocche fatica e Catarina mange” – Vivere sul lavoro altrui.
  • “Cunsiglie ‘ volpe: Lammagge ‘e jalline!” – Quando si riuniscono persone importanti per discutere di politica. 
  • “L’hanne mise ‘ngoppo a nu puorco” – Quando vngono evidenziati e messi in ridicolo i difetti (si parla male) di una determinata persona.
  • “Accatte e tòmmule e vnne misure” – Si dice di quel talte che compra a poco e rivende a molto.
  • “Canta capone, ca Natale pure vene!” – Di quelli che si vantano prematuramente di probabili successi ottenuti

‘A Vennegna

 

E’ lu mumente: ghiuve s’à tagghià.

E’ ghiuom’e feste! N’ènn’amm’ aspettate.

E cumm’è ghiut’iute e comm‘è stete

A ghiaoque ‘u sole ‘u vien”a fatecà.

 

Lu ‘palemient’è pront’ e pulezzete;
N’addefrescata sola s‘adda fa,

Lu zurfe a lu vettone s’appiccià:

Ngopp’a lu puost’ a chìumm’ è sistema.

 

Tagghi‘ u Verdone, imbe la menegghie!
Piciuocche cu piciocche allerameme
Cantene a core a core, a ddoie vucegghie.
Lu sole brille, chiere. resplennente,
La gioia dente, ghiuoochie songhe stegghie:
Ammore, ammore. appassiunatamente.

 

Dai grappoloni succosi e pieni di sole si ricava il buon vino Ischitano che dona allegria, riaccendendo la gioia di vivere. Ce ne sono di ottime qualità: Biancolella, Forastera, Per ‘e palummo, Lacrima Cristi, Tifeo, l’lschia che è il più antico ed altri, noti ed apprezzati in tutto il mando. La zona di produzione comprende tutto il territorio isolano. l vigneti situati in terreni esposti al sole e derivati da rocce di origine vulcanica, insieme al clima prettamente mediterraneo, conferiscono ai vini d‘ischia un colore, un aroma ed un sapore delicato ed inconfondibile.




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